Forze armate francesi (Forces armees francaises)

Le uniformi

Le uniformi indossate nel 1914 erano simili in tutto l’esercito. Per il personale a piedi la divisa consisteva in una giacca (la veste per la truppa e la tunique modello 1867 o la vareuse per gli ufficiali), nei pantaloni modello 1867, nel cappotto modello 1877 (capote), nel copricapo alto con visiera modello 1884 (kepi), negli stivali modello 1893 e nei gambali modello 1897.

Nella pratica la veste era portata raramente, a meno che non facesse molto freddo, e il capote rappresentava il normale abbigliamento del soldato francese.

Il kepi modello 1884, diffuso in tutto l’esercito, era di poco differente da quello in uso nel Secondo Impero. I suoi colori variavano in base all’arma di servizio.

La veste era una semplice giacca con un colletto basso e diritto e portava i colori dell’arma di servizio, Sul davanti erano presenti sette bottoni colorati.

La tunique era più formale, con un profondo colletto e paramani con tre bottoni. In genere era portata dai sottufficiali anziani.

La vareuse manteneva i sette bottoni anteriori ma aveva una cintura in vita, bloccata frontalmente con due bottoni e con una larga piega sul retro.

Le differenze tra le varie armi e specialità si ripercuotevano sul colore del képi e dei pantaloni che erano rossi per tutti tranne che per artiglieria e genio.

I regimenti reclutati tra i possedimenti d’oltremare costituivano una eccezione. I reggimenti nordafricani indossavano corte giacche con pantaloni molto larghi e come copricapo un fez o un haick (turbante di cotone).

I reggimenti provenienti dall’Africa e dall’Indocina indossavano spesso una uniforme di colere sabbia, composta da camicia senza colletto, pantaloni lunghi o al polpaccio e in testa un fez o un cappello di bambù.

Unica tra le maggiori potenze mondiali, nel 1914 la Francia, non aveva a disposizione alcun capo mimetico. I suoi soldati continuavano ad indossare indumenti di poco differenti da quelli in uso nel Secondo Impero (1852 – 1870). Ogni tentativo di cambiamento era vanificato da un insieme di sentimentalismo e scelte politiche così la tradizione vinceva sempre sull’ammodernamento.

Elemento caratteristico dell’uniforme erano i pantaloni rosso garance introdotti nel 1829 con lo scopo di promuovere la produzione nazionale di stoffe colorate sconfiggendo il predominio commerciale britannico.

Finché la precisione delle armi da fuoco rimase limitata a poche decine di metri il colore sgargiante non presentava problemi. Ma a partire dalla guerra franco-prussiana del 1870 -71 con il cambiamento delle tattiche legate ad un uso diffuso dell’artiglieria campale, le uniformi molto visibili diventavano un problema per chi le indossava.

L’adozione delle polveri infumi a partire dal 1890 aumentò notevolmente la visibilità sui campi di battaglia, consigliando l’adozione di capi d’abbigliamento sempre meno evidenti o mimetici.

Il cambiamento fu molto lento ostacolato anche da posizioni politiche che vedevano (destra francese) nei pantaloni rossi il simbolo del soldato francese, specie in contrapposizione alla divisa del nemico tedesco, e nel cambiamento verso colori meno accentuati (sinistra francese) il riconoscimento della Repubblica a discapito del Secondo Impero che quei colori aveva adottato.

A partire dai primi anni del ‘900 vengono proposti vari colori alternativi blu-grigio, grigio-verde tutti colori troppo simili a quelli adottati da eserciti non alleati della Francia (rispettivamente Germania e Italia).

Alla fine la divisa rimase quella tradizionale.

Adolphe Messimy Ministro della Guerra nel 1911 sulla questione avrà a dire “questo stupido cieco attaccamento ai colori più visibili avrà gravi conseguenze. Di opinione diversa il suo successore Eugene Etienne che nel 1914 esprimendosi sul medesimo problema sentenzierà “Abolire i pantaloni rossi. Mai! I pantaloni rossi sono la Francia”.

Tra le varie proposte vi fu chi suggerì di realizzare una divisa con colori della bandiera nazionale: 60% azzurro, rosso (30%), bianco (10%). Il rosso fu escluso perché il colorante chimico (che aveva sostituito nel tempo i colori naturali nella tinteggiatura delle vesti) usato per il rosso era prodotto per lo più in Germania. Si afferma così una divisa bleu clair (blu chiaro) che per tutti prende il nome di blu orizzonte.

Il perché della scelta non è chiaro visto che il nuovo colore non è mimetico e si sporcava facilmente. Per fortuna dei soldati la tonalità originaria risultava spesso alterata in fase di produzione industriale con la realizzazione di capi grigio-blu chiaro che ben si intonavano con i terreni polverosi o fangosi della Champagne e dell’Artois.

La produzione della nuova divisa inizia nell’agosto del 1914, ma solo nell’aprile del 1915 una circolare ordina che agli uomini in prima linea siano fornite uniformi complete nel nuovo materiale e colore.

Fu così che la Francia entrò in guerra con una divisa più da parata che da combattimento. Nell’immediato si prova a correre ai ripari per ridurre la visibilità del vestiario. Vengono forniti dei sovrapantaloni in “blu meccanico” e una copertura in blu per i képi.

La nuova uniforme doveva essere uguale per tutte le armi con segni distintivi al colletto e alle righe dei pantaloni.

L’uniforme completa consisteva in giacca, pantaloni, cappotto, fasce e una bustina (copricapo) scelta per sostituire il képi (comunque preferito da molti ufficiali che continuarono a mantenerlo).

La giacca vareuse (img sotto sin.) era a un petto solo, chiusa con cinque bottoni di metallo verniciati, con due spacchi posteriori, un colletto diritto, una cintura chiusa sulla sinistra, due tasche con alette nella parte bassa. Nella pratica veniva indossata raramente, più che altro sotto il cappotto e quando le temperature erano rigide.

Il capote (img. sotto a dex.)era portato aperto e abbottonato sul retro, nel modello 1914 poi modificato nel 1915 con l’aggiunta di due ulteriori tasche nella parte bassa

 

I pantaloni venivano stretti poco sopra le caviglie con una stringa e venivano poi rimboccati dentro le fasce mollettiere. Potevano essere in lana o di velluto, in estate di tela. Stivali e cinture erano prodotte in pelle naturale.

Equipaggiamento

21 febbraio 1915 viene introdotto in servizio un elmetto in acciaio. Dopo una serie di prove si sceglie il modello Adrian adottato ufficialmente il 21 maggio 1915. Entro il dicembre di quell’anno risultavano prodotti circa 3 milioni di esemplari.

L’elmetto Adrian mod 15 era un casco in acciaio composto in quattro parti distinte poi rivettate insieme (guscio, fronte, paranuca, crestino). Il colore scelto era l’azzurro all’inizio con finitura lucida, scelta poi rivista per ridurne la brillantezza e quindi l’individuabilità da lunga distanza.

Nella parte anteriore era montato un fregio, differente a seconda dell’arma e della specialità d’adozione.

Durante la guerra l’elmetto m15 verrà utilizzato anche dall’Esercito Regio Italiano e, in misura minore, da reparti russi. L’Italia ottenendo la licenza dalla Francia produrrà un modello 1916 caratterizzato dallo stampaggio di guscio con paranuca e fronte e l’aggiunta, mediante saldatura, del solo crestino.

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Come l’uniforme che richiamava modelli analoghi del Secondo Impero, anche l’equipaggiamento era di vecchio tipo.

Lo zaino era il modello 1893 (fig. 1) la cui forma non era molto dissimile da quella in uso nelle stagioni precedenti. Realizzato in pelle sopra una struttura rigida in legno conteneva le scarpe da libera uscita, la gavetta modello 1852 (fig. 2), un attrezzo individuale e una delle componenti del materiale da cucina della squadra.

Il cinturone aveva tre cartuccere modello 1888 o 1905 (fig. 3) e il fodero per la baionetta, agganciati a spallacci a forma di Y modello 1892. Alla spalla destra era agganciato un tascapane di tela, alla sinistra una borraccia da un litro mod. 1877 (fig. 4).

Le esperienze sul campo portavano poi a nuove dotazioni come coperte arrotolate, sezioni di tenda con corde e pioli, razioni supplementari. Lo zaino dal 1915 viene realizzato non più in pelle ma in tela.

Fig. 1
Fig. 2
Fig. 3 cartuccera mod. 1905
Fig. 4

Il primo attacco con i gas subito dai francesi risale al 22 aprile 1915. Tra maggio e giugno viene distribuito un cuscinetto di garza da tenere ben stretto sopra la bocca o allacciare dietro la nuca. Fu consegnato anche un cappuccio di tela che risultava troppo fragile.

Agosto 1915 fu distribuito un nuovo cappuccio con cuscinetto. Questo modello aveva tre sottili strisce di metallo in modo che il cuscinetto risultasse più compresso sulla faccia. Tutti i modelli venivano trasportati in una piccola borsa di tela, appesa al petto.

Nel 1916 viene distribuita la maschera M2 (Fig. 1), sostituita nel 1918 da ARS17 (Appareil Respiratoire Special) (Fig. 2) entrambi i modelli erano in grado di contrastare il gas fosgene.

Queste maschere venivano conservate in contenitori di metallo verniciati in grigio-verde e agganciati a tracolle di tela, oppure direttamente a una delle giberne.

Sin. Fig. 1 - Dex Fig. 2

Armi leggere

L’esercito francese entra in guerra con un fucile che era obsoleto già tre anni dopo la sua adozione. Il modello Lebel 1886, modificato nel 1893 sparava proiettili calibro 8 mm, caricati tramite il superato sistema Kropatschek. Il fucile prevedeva la presenza di un serbatoio tubolare sotto la canna che poteva ospitare sette colpi che, con quello nella camera di sparo facevano otto. Il problema era il caricamento dell’arma che andava fatto inserendo singolarmente le munizioni nel serbatoio. Inoltre ogni colpo sparato cambiava il centro di gravità del Lebel.

Nel 1916 si inizia a sostituire il Lebel con il Berthier 1907. I primi modelli avevano la leva di caricamento angolata (poi raddrizzata) ed utilizzavano clip da tre colpi. Successivamente l’arma viene modificata per accogliere clip da cinque colpi.

La baionetta mod. 1886 risultava fragile con una lunghezza complessiva di ben 55 cm e sezione cruciforme. Aggressiva nell’aspetto risultava uno strumento molto fragile e soggetto a spezzarsi.

La baionetta veniva chiamata dai soldati con il nomignolo di “Rosalie”.